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Né rivoluzione né riforme: una nuova strategia per la sinistra PDF Stampa E-mail
Aree tematiche - Con Marx e oltre il marxismo
Venerdì 13 Luglio 2012 00:00

di Gar Alperovitz 
articolo pubblicato sulla rivista della sinistra nordamericana “Dissent”, Fall 2011

Traduzione e cura di Aldo Marchetti

In the Usa, owing to the financial crisis, new perspectives of social politics are opening in the so called fourth sector.


Gegen die finanzielle Krise reagieren die USA mit neuer sozialer und politischer Perspektive im Quartärsektor.

Negli USA, di fronte alla crisi finanziaria, si aprono nuove prospettive di politiche sociali nel cosiddetto quarto settore.

Per più di un secolo moderati e radicali hanno considerato la possibilità di cambiare il sistema capitalista da una di queste due prospettive: la tradizione riformista ritiene che le imprese come istituzioni debbano rimanere al centro del sistema ma crede che le politiche di regolazione possano contenere, modificare e controllare le corporations e i loro alleati politici. La tradizione rivoluzionaria assume che il cambiamento possa avvenire solo se le imprese come istituzioni vengono abolite o superate attraverso una crisi acuta, di solito ma non sempre, con la violenza. Ma cosa succede se un sistema non si riforma e non collassa in una crisi?

Lentamente, un diverso modello di cambiamento progressivo sta emergendo, un modello che implica una trasformazione nelle strutture istituzionali e di potere, un processo che si potrebbe chiamare evoluzione ricostruttiva. Nel momento culminante della crisi finanziaria, agli inizi del 2009, una sorta di nazionalizzazione delle banche sembrò possibile. “Il pubblico in questo momento odia i banchieri” osservò Douglas Elliot della Brookings Institution: “Verosimilmente si potrebbe trovare un notevole consenso se si decidesse di impiccare un certo numero di banchieri”. C'è stato un momento in cui, come disse Barak Obama ai dirigenti delle banche, la sua amministrazione è stata l'unico ostacolo tra loro e la forca. Ma il presidente decise per una soluzione morbida messa a punto dal Segretario al Tesoro Timothy Geithner e il consigliere della Casa Bianca per l'economia Lowrence Summers. Mentre Franklin Roosevelt aveva attaccato le “rendite economiche” e aveva animato e mobilitato la sua base, Obama entrò in carica con una base altrettanto organizzata ma la ignorò quasi del tutto.

Quando arriverà la prossima crisi finanziaria (e arriverà senza dubbio), si presenterà anche una diversa opportunità politica. Un'opzione è già stata posta sul tavolo. Nel 2010 trentatre senatori votarono una mozione che aveva l'obiettivo di bloccare le banche d'investimento di Wall Street che erano troppo grandi per fallire. Questa politica non avrebbe solo ridotto la vulnerabilità finanziaria del sistema ma avrebbe anche alterato la struttura del potere istituzionale.

Tuttavia bloccare le banche, ammesso che abbia successo, non rappresenta lo scopo ultimo di questo processo. La storia recente dell'industria finanziaria, per non parlare delle strategie antimonopolistiche in generale, suggerisce che le grandi banche possono alla fin fine raggrupparsi e riconcentrarsi e restaurare il loro predominio sul sistema. Quindi cosa si può fare quando il blocco delle banche fallisce il suo scopo?

Il potenziale esplosivo della rabbia pubblica venne alla superficie nel maggio del 2010 quando il Senato votò con un margine di 90 voti a zero una verifica dei prestiti della Federal Reserve (una misura fatta propria alla fine dalla legge Dodd Frank, emanata per proteggere i contribuenti e consumatori americani dalla corruzione finanziaria e per rendere il sistema finanziario più affidabile) qualche cosa che non era mai successo prima. Le riforme tradizionali hanno cercato di migliorare le regole, ottenere maggiore trasparenza e incanalare il credito verso i settori chiave. Ma le crisi future possono prospettare uno spettro di proposte più sofisticate per un cambiamento più radicale, presentate da personaggi appartenenti sia alla destra che alla sinistra. Per esempio una strategia mirata a limitare i movimenti bancari avanzata dall'economista Laurence Kolticoff vorrebbe imporre un 100% di riserve alle banche. Poiché le banche prestano denaro in misura assai maggiore delle riserve in loro dotazione, questa regola le trasformerebbe in piccole istituzioni con poca o nulla capacità di finanziare la speculazione. Si potrebbe anche nazionalizzare la creazione di ogni tipo di nuova moneta mentre solo le autorità federali, e non le banche, potrebbero controllare direttamente il sistema dei flussi finanziari a largo raggio. Un certo numero di rispettabili liberals così come di economisti conservatori hanno dato il benvenuto a questa strategia, inclusi cinque premi Nobel in economia.

Sul versante della sinistra l'economista Fred Moseley ha proposto la nazionalizzazione permanente delle banche troppo grandi per fallire. “Banche di proprietà pubblica- sostiene- potrebbero costituire le basi di un sistema bancario pubblico più stabile”. Più eclatante ancora è la proposta di Willem Buiter, niente meno che il capo economista di Citigroup, secondo cui se è il pubblico a dover sostenere i costi del rifinanziamento delle banche in crisi le stesse banche devono diventare di proprietà pubblica.

A parte queste proposte è bene ricordare che, anche se ciò non è noto alla maggior parte degli americani, esiste da parecchio tempo a questa parte un buon numero di istituzioni bancarie pubbliche di piccola e media grandezza. Esse hanno finanziato piccole imprese, energia rinnovabile, cooperative, costruzione di case, infrastrutture, e altre imprese sociali. Esistono anche 7.500 credit unions fondate su base comunitaria. Altre esperienze di attività di credito pubbliche vanno dai prestiti offerti dalle piccole unità amministrative alle attività della World Bank dominata dagli Usa. Di fatto anche il governo federale opera attraverso 140 banche e quasi-banche che forniscono prestiti per una straordinaria serie di iniziative economiche nazionali e internazionali. Attraverso le sue diverse aziende, iniziative immobiliari, cooperative e altre attività creditizie, anche il Dipartimento dell'Agricoltura opera su una dimensione pari a quella della settima grande banca americana.

La crisi economica ha anche suscitato un vasto interesse verso la Banca del Nord Dakota, una banca di proprietà statale di grande successo fondata nel 1919 quando lo stato era governato da amministratori provenienti dalla Nonpartisan League di ascendenze di sinistra populista. Solo negli ultimi quattordici anni la banca ha restituito 340 milioni di dollari di profitti allo stato e ha fornito consistenti aiuti alle attività economiche a carattere sociale e a singoli operatori. Proposte legislative per aprire banche secondo il modello di quella del Nord Dakota sono state avanzate da attivisti e amministratori negli stati di Washington, Oregon, California, Arizona, New Messico, Montana, Illinois, Louisiana, New York, Maryland, Virginia, Maine e Massachusetts. Nell'Oregon con il deciso contributo di una coalizione di agricoltori, piccoli imprenditori, banche comunitarie, e con la regia del ministro del tesoro dello stato, Ted Wheeler, una variazione sul tema della “banca statale virtuale” (una banca che non ha sportelli aperti al pubblico ma opera con canali di supporto per altre banche) sarà isstituita con ogni probabilità in futuro. In quale misura le diverse strategie potranno essere messe in atto dipende dalla intensità delle prossime crisi economiche, dal grado di sofferenza sociale e di rabbia che provocheranno in generale e dalla capacità che i soggetti politici dimostreranno di utilizzare il risentimento sociale al fine di una ricostruzione e democratizzazione delle istituzioni.

Così un lungo periodo di austerità economica e di riforme mancate potrebbe aprire paradossalmente la strada per un cambiamento istituzionale più radicale e populista incluse varie forme di proprietà pubblica, come viene anche suggerito da diverse esperienze che si stanno sviluppando nel settore della salute. In questo caso il prossimo passo nel cambiamento si sta già compiendo. E potrebbe essere alquanto dannoso. Gli sforzi dei repubblicani di decurtare i fondi dei benefits, peraltro in gran parte non ancora erogati, del Affordable Care Act votato nel 2010, sono un chiaro esempio. Si può ritenere comunque che il primo passo non sia anche l'ultimo. Le indagini di opinione mostrano una dominante sfiducia e una profonda ostilità verso le compagnie di assicurazioni. E possiamo anche aspettarci che il risentimento pubblico sia veicolato da storie come quella del sessantenne James Verone che ha tentato, quest'anno, di rapinare una banca in Gastonia, nel Nord Carolina, ma solo, come chiarì subito, per avere un dollaro. Il motivo: disoccupato e senza assicurazione sanitaria, Verone, semplicemente non vedeva altre strade che andare in prigione per ottenere assistenza medica per i suoi problemi alla schiena e di difficoltà di ambulazione.Un recente resoconto del Centro federale per i servizi sanitari (“National Health Expenditure Projections, 2009-2019”) stima che le spese mediche saliranno dal 17.5 per cento del Prodotto interno lordo nel 2010 al 19,6 nel 2019. Sta diventando sempre più chiaro che le grandi istituzioni pubbliche non possono più rispondere positivamente alla enorme pressione sui costi e si vedono costrette a cercare nuove soluzioni.

Una possibile soluzione è quella di partire dalle legislazioni dei singoli stati per arrivare un passo dopo l'altro a un sistema nazionale. Il Massachusetts ha già un sistema di assistenza pressoché universale con una copertura del 99,8 per cento dei bambini e del 91,8 degli adulti. Nello stato delle Hawaii la copertura sanitaria (per lo più formata da assicurazioni non profit) raggiunge il 91,8 per cento degli adulti in buona misura perché negli anni '70 era stata emanata una legge che assicurava l'assistenza sanitaria a ogni cittadino che lavorasse almeno 20 ore alla settimana. Nel Vermont il governatore Peter Shumlin ha firmato nel 2011 una legge che ha creato il “Green Mountain Care” un ampio sforzo che alla fine consentirebbe ai residenti di accedere a un fondo assistenziale pubblico in assenza di assistenza per il singolo cittadino. Una copertura universale, in deroga alle leggi federali, potrebbe iniziare nel giugno del 2017 o all'inizio del 2018. Nel Connecticut, la legislazione approvata nel giugno del 2011 ha creato “Susti Net” un Gabinetto di assistenza sanitaria con lo scopo di mettere a punto il piano per un programma assicurativo pubblico non profit per il 2012, con l'obiettivo di cominciare ad erogare il servizio all'inizio del 2014. In California c'è una buona possibilità che un sistema di assistenza sanitaria a carattere universale sia messo sul tavolo del governatore per la metà del 2012. In tutto sono circa venti gli stati che presto prenderanno in esame delle leggi per creare una delle possibili forme di assistenza sanitaria a carattere universale.

Si può anche osservare una crescente dinamica istituzionale nelle circoscrizioni centrali di alcune delle più grandi città del paese, luoghi che hanno sofferto alti livelli di disoccupazione e sottoccupazione con un tasso di povertà di solito superiore al 25 per cento. In queste aree, le politiche di democratizzazione hanno fatto importanti passi avanti, in modo un po' paradossale, e precisamente perché le politiche tradizionali di spesa pubblica per creare posti di lavoro, case e altri servizi sociali si sono dimostrate politicamente impossibili. Le imprese sociali che svolgono attività orientate a risolvere specifici problemi sociali, stanno ora incrementando quello che viene chiamato ormai il quarto settore. Grosso modo sono 4.500 le imprese non profit di sviluppo comunitario che si occupano di edilizia popolare. Ci sono anche più di 11.000 imprese di proprietà, in tutto o in parte, dei loro lavoratori; circa cinque milioni di individui sono coinvolti in queste imprese e sono anche membri dei sindacati del settore privato. Altri 130 milioni di americani sono membri di diverse cooperative urbane, agricole, creditizie, ecc. In molte città importanti iniziative di Land Trust si stanno sviluppando utilizzando forme societarie di non-profit o di proprietà municipale per lo sviluppo e la manutenzione di edilizia a basso prezzo.

I diversi sforzi sul piano istituzionale hanno anche cominciato a sviluppare strategie innovative che possono suggerire nuove strade per il cambiamento. Si può ad esempio considerare le “Evergreen Cooperatives” di Cleveland, Ohio, un gruppo integrato di lavoratori-proprietari aiutato in parte dal potere d'acquisto di grandi ospedali e università. Le cooperative includono un'azienda di istallazione di pannelli ad energia solare, una lavanderia industriale (tecnologicamente avanzata) e una impresa agricola capace di produrre 5 milioni di cespi di lattuga all'anno. Il tentativo di Cleveland, che in parte è modellato sulle cooperative di Mondragon, nella regine basca della Spagna, che impiegano circa 100.000 persone, sta creando nuove attività, anno dopo anno, mano a mano che passa il tempo. Tuttavia il suo obiettivo non è solo quello della proprietà in mano ai lavoratori ma anche la democratizzazione del benessere sociale e del community building in generale nell'area povera della “Circle Greater University” e di quella che una volta era una florida città industriale. Legate tra loro all'interno di un gruppo non-profit a reinvestimento dei capitali, le aziende non possono essere vendute al di fuori del net-work; esse impiegano anche il 10 per cento dei profitti per aiutare lo sviluppo di altre aziende a proprietà comune nella stessa area.

Un'altra impresa innovativa è il Market Creek Plaza di San Diego. Si tratta di un progetto di iniziative a proprietà comune che lega insieme attività individuali e collettive di benessere sociale che operano in un complesso (del valore di 25-30 milioni di dollari) commerciale e culturale inserito in uno shopping center. Il complesso ha sviluppato una serie di progetti sociali ed economici che come risultato impiegano più di 1.700 persone. L'enfasi che pone sulla multiculturalità nelle arti ha aiutato a creare diversi spazi per attività comuni tra gli asiatici, ispanici e neri delle comunità locali.

In modo significativo queste attività di proprietà collettiva includono non solo singoli progressisti, sindacati dei lavoratori, leader religiosi e provenienti dal mondo del non-profit, ma anche gruppi di sostegno formati da uomini d'affari e banchieri. Questi tentativi hanno anche attratto un sorprendente sostegno politico. Nell'Indiana, per esempio, il tesoriere repubblicano dello stato Richard Mourdoch ha istituito un fondo statale per finanziare le imprese sociali a proprietà collettiva. Un senatore democratico dell'Ohio, proprio mentre sto scrivendo, sta studiando il modo di introdurre una legge di supporto per finanziare un gruppo di imprese sul modello di Ever-green sparse su tutto il territorio. Anche i problemi ambientali sono seriamente considerati: molte di queste imprese sono “verdi” nella loro stessa progettazione o diventano sempre di più tali. La lavanderia “Ever-green” di Cleveland, che usa un terzo dell'acqua solitamente adoperata dalle stesse imprese commerciali tradizionale, è una delle più avanzate ecologicamente di tutto il Midwest. La Coastal Community Action (C.C.A) opera su un portafoglio di edilizia, alimenti, salute, e programmi di impiego per i residenti a basso reddito e ha acquistato e mantiene in funzione una turbina a vento del costo di 14 milioni di dollari per generare profitto che viene poi utilizzato per lo sviluppo dei suoi programmi sociali.

Un'altra possibilità di sviluppo di un'economia sociale è data dal mantenimento della proprietà pubblica del suolo. La città di Riverview nel Michigan è diventata leader nazionale nell'utilizzo del metano estratto dai terreni pubblici e usato per la produzione di energia elettrica, con la creazione allo stesso tempo di profitti e posti di lavoro. Ci sono grosso modo altri 500 progetti di questo tipo a livello nazionale. Molte città hanno aperto alberghi di proprietà municipale. La Colpers (l'autorità californiana per le pensioni) finanzia anche le iniziative di sviluppo delle comunità locali; in Alaska i proventi statali provenienti dall'estrazione del petrolio si traducono in rendite personali dei cittadini come elemento dei loro stessi diritti.; in Alabama le spese pubbliche per le pensioni sono legate allo sviluppo delle imprese pubbliche locali.

Benché la proprietà pubblica sia sorprendentemente estesa, può anche diventare molto vulnerabile di fronte alle sfide economiche presenti. La crisi fiscale e la resistenza dei conservatori ad aumentare le tasse hanno indotto parecchi governatori a vendere le imprese pubbliche. In Indiana il governatore Mitch Daniels ha venduto la Indiana Toll Road a investitori spagnoli e australiani. A Chicago, l'allora sindaco Richard Daley ha privatizzato i parchimetri e le collezioni pubbliche e ha persino proposto di privatizzare il festival annuale “Taste of Chicago”. La continua pressione finanziaria continuerà a spingere gli amministratori pubblici a vendere imprese e attività pubbliche per assicurarsi degli introiti. La resistenza pubblica a queste strategie, anche se poco pubblicizzata, è stata sorprendentemente forte in molte aree. La vendita di strade a pagamento è stata sospesa in Pennsylvania e nel New Jersey e il neoeletto sindaco di Chicago Mayor Rahm Emanuel recentemente ha espresso la sua opposizione al tentativo di privatizzare l'aeroporto di Midway, come era stato tentato dal precedessore Daley. Anche un tentativo di trasferire al settore privato i garage a pagamento pubblici di Los Angeles è fallito quando i residenti e gli uomini di affari hanno capito che le tariffe dei parcheggi sarebbero lievitate inesorabilmente.

Una cosa è certa: il tradizionale liberalismo, dipendente dalle politiche federali e da un forte sindacato dei lavoratori è moribondo. Il governo non ha più spazio per utilizzare la tassazione progressiva come leva per raggiungere obiettivi di equità sociale o per dettare delle regole alle grandi Corporations. I fallimenti nei lavori del Congresso in questo campo sono la regola non l'eccezione. Allo stesso tempo il perdurare della stagnazione economica o deboli riprese seguite da successive cadute, e una disoccupazione “reale” che si aggira attorno al 15-16 per cento appaiono più probabili che un ritorno ai tempi del boom economico.

Ironicamente questo grigio nuovo ordine può aprire la strada a una sorta di ricostruzione evolutiva, un cambiamento istituzionale come quello che abbiamo descritto qui sopra. Sino dalla grande depressione gli attivisti liberals e i politici di sinistra hanno implicitamente ritenuto che bisognava puntare su una forma o l'altra di contropotere da opporre alle grandi Corporations. Ma la ricostruzione evolutiva cerca allo stesso tempo di indebolire e di spiazzare il potere dell'impresa. Le strategie rivolte contro i monopoli o gli sforzi per bloccare le banche cercano di indebolire. Le banche pubbliche, le aziende municipali, i piani per le assicurazioni private contro la malattia tentano di spiazzare il mondo dell'impresa privata. Allo stesso tempo le imprese sociali su base comunitaria offrono alternative pubbliche ufficiali al potere delle grandi Corporations.

Certo la ricostruzione evolutiva può fallire, così come è successo a gran parte della riforme provenienti dall'alto. Questo periodo di stallo o di decadenza può continuare e anche peggiorare. Come l'antica Roma gli Stati Uniti potrebbero semplicemente declinare e crollare, incapaci di mantenere vivi gli ideali di riferimento.

Comunque anche durante un periodo lungo di stagnazione e decadenza dovrebbe essere possibile sviluppare una strategia coerente progressiva e di lungo periodo. Questa dovrebbe essere costruita a partire dalle energie residue lasciate dalla tradizione delle riforme liberali, rianimata dalla nuova rabbia popolare dei movimenti intenzionati a confrontarsi con lo strapotere delle Corporations, la crisi ecologica, lo scadimento dei pubblici servizi e l'avventurismo militarista. E tutto ciò potrebbe promuovere in modo esplicito la costruzione di nuove istituzioni decise dal popolo e impegnate a sviluppare una democrazia politica più ampia, dando voce politica ai nuovi poteri emergenti dal basso e allo stesso tempo facendo pendere dall'altra parte la bilancia del potere istituzionale.

In connessione con le istanze poste dall'ecologia, alla fine, anche alcuni capitalisti si stanno orientando verso queste posizioni. Nuove organizzazioni come la Business Alliance for Local Living Economies (B.A.L.L.E.) e l'American Sustainable Business Coucil (A.S.B.C.) hanno preso piede negli ultimi anni. La prima, che ha più di 22.000 membri, proprietari di piccole aziende, opera con l'obiettivo dello sviluppo sostenibile delle comunità locali. La seconda rappresenta un gruppo di pressione che coinvolge circa 150.000 imprenditori, professionisti e 30 organizzazioni imprenditoriali autonome ed è impegnata anch'essa nello sviluppo sostenibile. Figure importanti della Casa Bianca al livello di ufficio di Gabinetto come Hilda Solis, segretaria al lavoro, hanno dato il benvenuto a questa organizzazione come un controcanto della Camera di Commercio nazionale (Jeffrey Hollender leader dell'A.S.B.C. ha accusato pubblicamente la Camera di Commercio di contrastare il processo democratico e di distruggere l'economia americana del futuro per la sua opposizione alle leggi sul cambiamento climatico). Gus Speth, un membro del Consiglio generale della A.S.B.C. (e già consigliere per l'ambiente nelle amministrazioni Carter e Clinton), presenta una prospettiva ancora più avvincente: “Per lo più abbiamo lavorato all'interno di questo sistema di politica economica, ma lavorare dentro il sistema alla fine non basta, ciò di cui abbiamo bisogno è un cambiamento dello stesso sistema”.

Al cuore delle teorie che stanno alla base di un cambiamento istituzionale c'è il tradizionale principio dei movimenti radicals secondo cui la proprietà del capitale deve essere soggetta al controllo democratico. In un paese dove l'uno per cento della popolazione possiede la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione, questo principio può ottenere l'appoggio in modo particolare dei giovani, coloro cioè che devono affrontare i problemi politici della nuova era. Nel 2009, quando i repubblicani assalivano Obama imputandolo di essere un socialista privo di moralità, un sondaggio d'opinione della Rasmussen scoprì che gli americani sotto i trenta anni erano spaccati a metà circa la preferenza per il capitalismo o per il socialismo. Anche se molti erano incerti circa il significato del socialismo, erano comunque aperti a qualche cosa di nuovo, in qualsiasi modo lo si volesse denominare. Una strategia che non provenga dall'alto, basata sulla comunità, che punti sul cambiamento istituzionale nel senso della democratizzazione, potrebbe catturare la loro immaginazione e incanalare il loro desiderio di guarire il mondo. E' sicuramente una direzione giusta da seguire. C'è la possibilità che apra un periodo di reale, progressivo cambiamento e forse, un giorno, passo dopo passo, può avvenire un mutamento sistemico oppure può scoppiare in modo inaspettato un movimento di ricostruzione del sistema di potere come quello della primavera araba, o come quello, nella nostra tradizione dei diritti civili, delle donne e di altri grandi movimenti del passato.