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Rubriche - Lezioni d'italiano
Mercoledì 26 Gennaio 2011 00:00

Proponiamo ogni volta brani più o meno brevi, tratti da qualsiasi testo, non necessariamente letterario, che ci sembrano rappresentare in modo adeguato la ricchezza, la varietà, la modernità, la bellezza della nostra lingua. Il gioco è semplice: non diciamo da quale libro e autore questi brani sono tratti, invitiamo i lettori a farlo nei commenti qui sotto, o a proporre altri esempi di lingua italiana virtuosa.


1) Sono nata sotto un tavolino. Mi ci ero nascosta perché il portone aveva sbattuto, dunque lo zio rientrava. Lo zio aveva detto: ” Rimandala a sua madre, non vedi che ci muore in  casa?” Ambiente non c’era intorno, visi neppure, solo quella voce. Madre, muore, nessun significato, ma rimandala sì, rimandala voleva dire mettila fuori della porta. Rimandala voleva dire mettermi fuori del portone e richiuderlo. Pur protetta dal tappeto che con le frange sfiorava il pavimento, ascoltavo fitto fitto: tanta volte venissero a cercarmi per mettermi fuori!
2) Non piansi affatto alla notizia: nemmeno una lagrima. Però sull’istante fui morso da quella stessa, identica sensazione già provata su quella via traversa  di San Lorenzo: come di un pungiglione di vespa grossissima, che dal collo mi penetrasse fino in fondo alla gola. Io non intesi, allora, il richiamo del doppio segnale; mentre oggi mi chiedo se quella nuova, piccola belva sanguinaria, perfetta gemella dell’altra, non fosse per caso una sua  messaggera postuma, inviata a suggerirmi, col suo pungiglione, il motivo innominato di quel mio pianto. Questa non fu, come l’altra, foriera di pianto; ma certi individui sono più inclini a piangere d’amore, che di morte.
3) La luce del vicolo non arrivava a terra: Scendeva fino al primo piano a mezzogiorno, poi ritornava su. D'inverno restava più in  alto. La casa era avvolta in un'ombra costante. Ogni ricordo è tenuto nella custodia di finestre opache, come se avessero sempre le tende tirate, e non avevano tende. Il sole valeva bene la sua fama e ci si andava come a una piazza, si scende ad attingere con secchi vuoti. Si tornava stanchi anche per la luce che aveva colmato gli occhi, oltre che per ala salita.
4) La città si stendeva sotto di lui sul mare, la sua città ora a lui proibita, con odore di morte per lui nel giro dei suoi viali. E nel cuore della città sua madre prigioniera. E colpi di cannone, come pugni, dal mare striato azzurro teso, come nel vuoto, contro la sua città, contro sua madre.
5) Angiolina, una bionda dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, il volto illuminato dalla vita, un color giallo ambra soffuso di rosa da una bella salute, camminava accanto a lui, le testa china da un lato come piegata dal peso di tanto oro che la fasciava, guardando il suolo ch’ella ad ogni passo toccava con l’elegante ombrellino come se avesse voluto farne scaturire un commento alle parole che udiva.