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Sciopero internazionale delle donne PDF Stampa E-mail
Editoriali e dibattiti - Editoriale
Martedì 07 Febbraio 2017 14:31

Sciopero generale : un giorno senza donne

General strike: a day without woman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La chiamata allo sciopero internazionale delle donne – 8 marzo 2017 di Ni una Menos ci sembra che possa diventare un fatto epocale per estensione della mobilitazione e radicalità dei contenuti.

Fino allo scorso Ottobre gli scioperi di donne che sono stati proclamati sono state  iniziative confinate nei loro paesi, poco conosciute, perché i mezzi di comunicazione di massa le hanno trascurate. Dallo sciopero delle donne in Polonia contro la legge che voleva cancellare la possibilità di abortire a quello dello stesso mese in Argentina, contro le violenze degli uomini sulle donne, lo strumento dello sciopero di tutte le attività di produzione e riproduzione svolte dalle donne è entrato nell'agenda dei movimenti di oltre trenta Stati, grazie anche alla tempestività e alla puntualità delle notizie circolanti nella rete e grazie ai contatti sperimentati in gennaio per organizzare la Women's March.

In molte aree del mondo si stanno svolgendo assemblee e incontri preparatori comuni tra donne dei diversi paesi, impegnate nell'organizzazione dello sciopero globale delle donne l'8 Marzo, sulla base della piattaforma  formulata dal Manifesto di proclamazione dello sciopero proposto dalle donne argentine, che qui sotto presentiamo.

Ai nostri occhi la caratura politica di questo documento è destinata a promuovere altre riflessioni e pratiche di movimento al di là della riuscita dello sciopero, che in ogni caso comincia col rompere la tradizionale ritualità a base di fiori e concerti nelle piazze dell'otto marzo ,che servono solo a depotenziare la critica, In particolare  la nostra attenzione è attirata da due punti:

1) l'identità tra lotta femminista e lotta anticapitalistica. Non è certo la prima volta che abbiamo documenti del genere però, a parte che il documento viene dall'America latina e questo fa rilfettere, nell'analisi vengono messe in rilievo condizioni effettive di lotta ugualmente maschili e femminili anche dovute alle trasformazioni tecnologiche più recenti (lavoro di cura, lavoro digitale, lavoro gratuito ecc.). Contro l’attuale attacco generalizzato alla qualità di vita di donne e uomini condotto dalle istituzioni politiche e sociali patriarcali e neoliberiste, sia nei paesi arricchiti che in quelli impoveriti, ci sembra che lo sciopero globale  possa tornare ad essere uno strumento di lotta politica efficace.

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Alla ricerca degli intrecci tra capitalismo e patriarcato PDF Stampa E-mail
Editoriali e dibattiti - Editoriale
Mercoledì 09 Novembre 2016 13:33

a cura della redazione

La nostra attenzione continua ad approfondire, anche nel solco di un postumanesimo, le radici materiali e simboliche del dominio patriarcale-capitalista, a partire dalla divisione sessuale del lavoro e dalla concezione neoliberista dell’individuo maschile, inteso come universale, come soggetto autosufficiente.

Our attention, also in the furrow of post humanism, continues to deepen both the material and symbolic roots of the patriarchal/capitalistic dominion, starting from the sexual division of labor and an illuministic view of the human beings (male in particolar) as self-sufficient monads.


Negli ultimi due numeri di OverLeft ci siamo soffermati su alcune questioni cruciali per la vita di donne e uomini nella fase socio-politica attuale, caratterizzata dalla progressiva espansione del sistema economico - e implicita cultura - neoliberista sia nei paesi arricchiti che in quelli impoveriti del mondo, espansione che genera guerre, distruzioni di risorse essenziali per la vita umana, movimenti migratori, impoverimento di fasce di popolazione sempre più ampie.https://simonasforza.wordpress.com/tag/capitalismo/

Da più parti si levano allarmi sugli effetti collaterali dei processi messi in moto dal neoliberismo, rischiosamente distruttivi per persone, relazioni, qualità di vita anche nell’Occidente.

Molti economisti/e, politologi/ghe, e opinionisti/e prospettano soluzioni di breve e medio termine per mitigarne gli effetti più negativi di ordine sociale e ambientale, la cui efficacia spesso appare incerta.

Ben vengano politiche che aumentino il benessere e la vita di molte donne, e molti uomini, che permettano una più equa distribuzione di risorse e ricchezze, correggendo le ingiustizie macroscopiche e insopportabili, ma è chiaro che non cambiano il sistema nel quale viviamo, semmai lo modernizzano e migliorano i suoi effetti più deleteri.
Noi pensiamo che accanto al sostegno a tutte le lotte condotte dalle persone oppresse e sfruttate nei luoghi di lavoro, nei luoghi di vita, nei luoghi del disagio più accentuato, volte a migliorare le condizioni materiali e simboliche di donne e uomini, sia anche importante approfondire le analisi e le teorie volte a cambiare il paradigma patriarcale-capitalistico alla base del sistema con un nuovo paradigma, che smantelli l‘originaria divisione sessuale del lavoro e tenga insieme nella teoria e nella pratica il lavoro produttivo e riproduttivo nell'organizzazione sociale e politica.

La nostra ipotesi è che se non si va alla radice dell’organizzazione materiale e simbolica del sistema patriarcale-capitalistico non se ne esce, se va bene lo si migliora, ma non lo si abolisce.

Il movimento femminista degli ultimi cinquant’anni ha tematizzato e criticato i presupposti fondamentali, a partire dalla divisione sessuale del lavoro,  probabilmente creata dal patriarcato, che assegna funzioni, ruoli, compiti specifici agli uomini e alle donne, una divisione sulla quale sono stati costruiti la nostra civiltà, la storia, i saperi, i linguaggi disciplinari e l’organizzazione materiale della nostra vita. Senza voler trovare universalità generalizzanti, ma tenendo conto delle ricerche antropologiche diacroniche e sincroniche degli ultimi anni, registriamo possibili costanti, in particolare il fatto che l’uso degli strumenti stessi della produzione è stato in generale negato o controllato per le donne, con vari mezzi, più o meno violenti, 1 con l’alibi di proteggerle, difenderle nella loro funzione essenziale, naturalizzata, della riproduzione sessuale, biologica, affettiva, psicologica, funzione legata ai due ruoli fondamentali di madre e donna seduttiva (amante, prostituta, moglie provvisoria, a seconda dell’organizzazione sociale della collettività in cui si trova). Il paradosso è che proprio la tecnologia dell’homo sapiens, che ha dato inizio alla civiltà che conosciamo, è stata messa a punto dalle donne (tessitura, raccolta di frutti e semi, costruzione di cesti per la raccolta….) in regime pre-patriarcale.

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I motivi di una riflessione sulla 'cura' PDF Stampa E-mail
Editoriali e dibattiti - Editoriale
Giovedì 26 Febbraio 2015 20:03

Con questo numero intendiamo avviare la riflessione sul concetto di cura, inteso come elemento fondante di un nuovo paradigma di convivenza, in un momento storico di devastazione sociale, economica, ambientale, culturale e politica, che coinvolge larghi settori di uomini e donne nelle zone del primo, secondo, terzo, quarto mondo.

Siamo da anni all’interno di un conflitto tra capitalismo neoliberista e capitalismo socialdemocratico, che ancora resiste in alcune aree; oggi molti economisti, di orientamenti politici diversi tra loro, concordano con punti dei programmi socialdemocratici, che di fronte alla rapacità neoliberista appaiono addirittura rivoluzionari e come tali vengono osteggiati da istituzioni finanziarie sovranazionali.

Lo scontro tra le due forme di capitalismo è aperto e contemporaneamente assistiamo a una diffusa attività antagonista ad entrambe: forse oggi è possibile inserirsi dentro i punti di frattura inevitabili di questa conflittualità e allargarli nella prospettiva di un altro paradigma di convivenza che riesca a mettere in crisi alla radice quello organizzato sui rapporti di produzione e riproduzione capitalistico-patriarcali, fondati sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla divisione sessuale del lavoro.

Analizziamo la cura da tre punti di vista: anzitutto come cifra antropologica della specie umana; poi ne esaminiamo una possibile declinazione, affrontando il tema delle monete locali come ipotesi di uscita dalla moneta capitalistica; infine facciamo la storia del termine, che è stato risignificato dal femminismo degli anni settanta, trasferendosi dal settore del sociale a quello della politica.

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