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Herstory PDF Stampa E-mail
Rubriche - Segnalazioni

E’ nato Herstory: i luoghi delle donne, un progetto che comprende un sito web e una app.

Una mappa con 500 punti caldi per conoscere i luoghi di attività e mobilitazione delle donne di Roma e del Lazio dagli anni Settanta a oggi.

Il sito è stato ideato e costruito da Giovanna Olivieri e Valeria Santini per Archivia, l’Associazione di Centri di documentazione, archivi e periodici di Roma, nata nel 2003, con sede nella Casa Internazionale delle donne di Roma.

I luoghi di interesse sono segnalati da puntatori su una mappa, per ognuno di essi è possibile visualizzare una scheda informativa sintetica e una più dettagliata, ma anche foto e documenti d’archivio.

Uno strumento per accedere  al patrimonio storico documentario del femminismo storico romano.

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Controinformazione e analisi di genere in Rete PDF Stampa E-mail
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di Adriana Perrotta Rabissi

Segnaliamo qui tre realtà che svolgono un importante lavoro di controinformazione e analisi dentro una prospettiva di genere, rispettivamente nei campi dell’informazione, della comunicazione e dell’economia.

What follows here, points out three different gropus that accomplish a work of information and analysis inside a perspectiv of gender, in the fields of information, communications and economy.

1) Un altro genere di comunicazione: comunicazionedigenere

E’ un blog collettivo, costituito da sei blogger, di età compresa tra i 25 e i 40, che si ripromette di segnalare, con analisi a molti livelli e raffinate “ogni messaggio mediatico che mafalda13lede l’immagine femminile, in quanto riteniamo [si afferma nella home page] che anche questi siano una vera e propria forma di violenza di genere e che può offrire un terreno favorevole per l’attecchimento di quella mattanza contro le donne che leggiamo ogni giorno sui giornali. Discuterne è già un passo buono per formare una mentalità critica e prendere le distanze dal ‘terrorismo di genere’ dei media”.

I post sono numerosi, sempre attenti a mettere in luce non solo gli stereotipi di genere più superficiali e comprensibili, ma anche le valenze profonde, di atti e parole, che si colgono difficilmente a prima vista, grazie alla continua attività di decostruzione di immagini di genere, interiorizzati da uomini e donne nel sistema culturale patriarcale, intaccato sì dalla riflessione della seconda metà del secolo scorso, ma non distrutto.

2) Giulia. Giornaliste unite per il cambiamento: www.giuliagiornaliste.it

E’ il sito della rete nazionale di giornaliste che raccoglie centinaia di giornaliste con l’intento di preservare: “la dignità della donna, i diritti del lavoro e dell'informazione”. E’ un luogo dove è possibile ottenere informazioni su avvenimenti, leggi, iniziative, opinioni in merito alla “vita reale, il sapere, la fatica, il coraggio, le competenze, i talenti e la creatività delle donne italiane e di tutta quella gran parte di società che oggi non ha rappresentanza sui media nazionali e internazionali “.

Anche qui molta attenzione è dedicata alla comunicazione di genere, che contrasti gli stereotipi linguistico-mentali relativi all'uso della donna come corpo, oggetto, merce e tangente, stereotipi ancora largamente in uso nei mezzi di comunicazione italiani. Le aderenti alla rete si impegnano anche a sostenere tutte le giornaliste, anche precarie e freelance, nella loro lotta quotidiana nelle redazioni contro la discriminazione cui sono spesso fatte oggetto.

3) In-genere. Donne e uomini per la società che cambia: ingenere

E’ una rivista on line nata nel dicembre 2009, è condotta da una piccola redazione di economiste/i, coadiuvati da un gran numero non solo di studiose/i di economia, ma anche sociologhe/i, politologhe/i, storiche/i, sindacaliste/i e tutt* quant*sono interessat* a “approfondimento e dibattito su questioni economiche e sociali analizzate in una prospettiva di genere. Perché l’economia - con tutte le altre scienze sociali - ha bisogno di essere riletta con uno sguardo che assuma la differenza tra i sessi e denunci le disuguaglianze”. Lo sguardo è internazionale, vi si trovano documenti e ricerche indispensabili per conoscere lo stato attuale dell’arte e la realtà delle iniziative messe in campo.

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La resistenza comunista nella Germania nazista PDF Stampa E-mail
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di Franco Romanò

La Resistenza comunista in Germania durante il nazismo, fu ampia e importante nonostante il tentativo da parte della storiografia occidentale di negarne addirittura l'esistenza. Il libro di Derbent è un primo passo per colmare il vuoto e ricostruirne il percorso politico e militare.

The Communist Resistence in Germany, during Nazi rule, was wide and important, in spite of the the effort made by Western historicians, to negate its own existence. The book written by Derbent is an initial step to fill the gap and try to reconstruct its political and military run.

Der kommunistische Widerstand in Deutschland während der NS-Zeit war umfangreich und wichtig, trotz des Versuchs der westlichen Geschichtsschreibung, sogar die Existenz zu leugnen. Das Buch von Derbent ist ein erster Schritt, um die Lücke zu füllen und den politischen und militärischen Lauf wiederherzustellen.

L'agile libro di T. Derbent, Resistenza comunista in Germania, 1933-1945, Zambon editore, è un'opera meritoria perché squarcia il velo che ricopre una pagina di storia che ancora stenta a venire alla luce. Questo stesso libro rischia di essere travolto, se il silenzio continuerà, perché, pur importante, il testo ha anche degli evidenti limiti: se altri storici non raccoglieranno il testimone e non continueranno la ricerca, superando anche le lacune di questo primo passo, è facile che tutto ricada nell'oblio.

Il titolo del libro indica didascalicamente che si tratta della resistenza che il KPD, il partito comunista tedesco clandestino, ha condotto in Germania e nei paesi occupati dalle forze naziste, dalla fondazione del Terzo Reich fino alla sua caduta, con episodi di incredibile eroismo e abnegazione, pagate al prezzo di torture ed eccidi. L'autore del libroè comunista, anziTedeschi_antifascisti marxista leninista, sembra di capire: lo si intuisce anche dal modo in cui rimane legato alla polemica degli anni '30 rispetto al ruolo della socialdemocrazia. Una delle pecche del libro è di non riportare la biografia dello scrivente, di cui si trovano tracce solo in Wikipedia, quasi sempre in francese.

Quello che emerge dalla sua ricostruzione, tuttavia, è che la resistenza comunista  al Terzo Reich è stata capillare, continua nel tempo, niente affatto marginale, tanto da preoccupare assai i servizi di sicurezza nazisti. Ciò che più sorprende è che tale resistenza sembra nascere dalle proprie ceneri ogni volta che l'apparato repressivo riusciva (e accadeva molto spesso), a smantellare una cellula o un gruppo.

Allo scoppio della guerra, inoltre, il KPD riuscì persino a formare veri e propri battaglioni combattenti a fianco delle resistenze dei paesi occupati: tracce di partigiani tedeschi si trovano ovunque, anche in Italia, ma specialmente nelle retrovie sovietiche, in Slovacchia, Polonia, Belgio, Francia. 5.000 tedeschi, infine, combatterono a fianco della Repubblica nella Guerra di Spagna, dove ne morirono 2.000.

Il libro si serve delle documentazioni ritrovate negli archivi della ex DDR e le confronta (non sempre), con i dati presenti negli archivi occidentali, quasi tutti francesi. Ciò che emerge, anche limitandosi

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Midnight in Paris, Woody Allen, 2011 PDF Stampa E-mail
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Un film di Woody Allen. Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen, Nina Arianda, Kurt Fuller. Commedia, durata 94 min. - USA, Spagna 2011. - Medusa, uscito venerdì 2 dicembre 2011.

L'ultimo film di Woody Allen è un tragicomico ritorno a Parigi di un gruppo di americani in cerca d'autore. L'Europa, la sua cultura e la sua storia sullo sfondo; ma alla fine del film quale futuro ci attende?

Midnight in Paris, locandina

Midnight in Paris è, a un primo livello di lettura, un canto d’amore per Parigi: Woody Allen lo aveva già fatto in Tutti dicono ti amo, ma in quel film era il riverbero sull’America che contava e poi le città protagoniste erano tre (New York e Venezia le altre due), mentre in quest’ultimo è la ville lumière al centro, sebbene le considerazioni che il film suscita si possono estendere all'intera Europa.

Il film è idealmente diviso in tre parti, inframmezzate da due sequenze fotografiche, più che cinematografiche: istantanee, quasi dei fermo immagine o fotogrammi, tanto che a volte di sente in sottofondo il clic dello scatto fra un’inquadratura e l’altra. A volte la durata è leggermente più lunga, quel tanto che basta perché lo spettatore se la ricordi meglio: è così, per esempio, con una veduta della tour Eiffel incastonata fra palazzi e case più antiche, tanto da sembrare la citazione di un quadro metafisico. In altri casi è il dettaglio più scontato (per esempio un’insegna di Dior), l’Operà, la colonna Vendome, Place de la Concorde, squarci di giardini che sembrano quadri impressionisti e naturalmente i caffè; nella seconda sequenza un'inquadratura in primo piano della Shakespeare&Company, mentre da essa sta uscendo il protagonista maschile del film, completa l'omaggio alla città e alle sue bellezze. Sono immagini da cartolina e la sequenza me ne ha ricordato un’altra, di un film di alcuni anni fa, di un grande maestro del cinema europeo: Manoel de Oliveira.

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Il femminismo postcoloniale. Una bibliografia PDF Stampa E-mail
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Stefania De Petris

Questo articolo fa parte del Dossier Il potere: forme, rappresentazioni, contestazioni, pubblicato sul sito Storicamente, 3.
È quasi una consuetudine – alla quale non ci sottrarremo – introdurre al principio di ogni genealogia di un determinato campo di studi un caveat relativo alla necessaria arbitrarietà del criterio di selezione adottato. Nel caso del femminismo postcoloniale, questa difficoltà è dovuta in particolare all’estrema eterogeneità (nel tempo, e nello spazio) dei contributi intellettuali e delle sollecitazioni politiche che sono a monte della produzione di quel variegato insieme di studi femministi che oggi individuiamo come “campo” definito. Nonostante ciò, il processo di definizione di un campo teorico richiede sempre la canonizzazione di “testi sacri” e figure di riferimento; nel suggerire un primo percorso di lettura ci atterremo quindi a queste coordinate “filologiche”, nel tentativo di proporre un’agevole mappatura storica e geografica dei principali sviluppi di questa riflessione (per un’introduzione complessiva a molti dei temi che richiameremo in seguito si veda A. Loomba, Colonialismo/postcolonialismo, Roma, Meltemi, 2000).

 

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