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Audre Lorde PDF Stampa E-mail
Aree tematiche - Dopo il diluvio: discorsi su letteratura e arti
Martedì 10 Novembre 2015 10:36

di Franco Romanò

La poesia di Audre Lord, pur affondando le sue radici nel blues, porta nel testo la ribellione della popolazione nera americana, le istanze del femminismo e dell'orientamento sessuale lesbico, piuttosto che i toni malinconici.

Although her poetry is rooted in blues tradition, Audre Lorde transfers inside the text the rebellion of afroamerican people, the instances of feminism and her lessbian choice, rather than the melhancoly mood of blues soul in music.

Die Dichtung von Audre Lord ist in blues Tradition verbindet. Ins seine Gedichte, bringt die Afroamerikanische Dichter den Aufruhr des Afroamerikanischen, die Anspruchen der Fraubewegung und seine lesbische Wahl.


Leggendo di seguito le poesie della poeta afro americana, senza fermarsi troppo sul singolo testo o verso, ma lasciandosi prendere dal ritmo e dal suono, l'eco del blues emerge dal profondo. È una costante della poesia afroamericana, fin dai loro classici del '900: Countee Cullen, Gwendolyn Brooks, Langston Hughes. Solo che, nel caso di Audre Lord, insieme a questa eco se ne impone presto un'altra. Il blues è naturalmente associato a un sentimento struggente, la malinconia, una specie di spleen o di saudade, mentre in Audre Lord sono la rabbia, l'indignazione e l'orgoglio a increspare il verso.

...I learned to be at home with children's blood

Audre Lorde

with savored violence

with pictures of black broken flesh

used, crumpled, and discarded

lying amid the sidewalk refuse

like a raped woman's face...

 

… Ho imparato ad essere a casa con il sangue dei bambini

con la violenza assaporata

con immagini di carni nere spezzate,

usate, raggrinzite e gettate nelle discariche

in mezzo ai rifiuti del marciapiede

come il volto di una donna stuprata...

...Speak proudly to your children

 

where ever you may find them

tell them

you are offspring of slaves

and your mother was

a princess

in darkness...

 

...Parla con orgoglio ai tuoi bambini

ovunque tu li possa trovare

dì loro

che sei una discendente di schiavi

e che tua madre era

una principessa

nella tenebra...1

È, lo sappiamo, la cesura intervenuta negli anni '60, l'insorgenza della comunità nera, la ribellione aperta, poi il suo modo di intendere il femminismo, i gender studies: un precipitato che è tutto quanto presente - e nelle sue forme più radicali - sia nella biografia, sia nella sua poesia.

La generazione di scrittori e poeti prima della sua era più attenta a rapportarsi non solo alla tradizione nera del Gospel, ma anche alla poesia bianca. Erano degli zii e delle zie Tom? No, questo no, e sarebbe di certo ingeneroso bollarli con questo appellativo: peraltro Gwendolyn Brooks portava nella sua poesia la tragedia dell'aborto e fu la prima artista nera a vincere il Premio Pulitzer. Indubbiamente, tuttavia, la comunità nera viveva in una sorta di limbo alla fine degli anni '50. Esaurita la spinta propulsiva dei primi decenni del secolo, quando erano nate le prime organizzazione autonome e si era imposto un pensatore importante come Du Bois, la musica (blues e jazz) era diventata la cifra culturale con cui l'afroamericano s'imponeva al mondo ma rimaneva senza diritti a casa propria, dopo che si era esaurita la breve utopistica stagione del ritorno in Africa. A quella musica non mancava la forza della denuncia (basti pensare a una canzone straordinaria come Strange fruit, che Billie Holiday cantò per la prima volta nel 1939), ma essa rimaneva perlopiù confinata alla condanna morale dei linciaggi del passato, ma niente di più.

La Seconda Guerra Mondiale e la massiccia partecipazione della popolazione afro americana alla medesima aveva acceso la fuggevole illusione di poter arrivare per quella strada a una maggiore giustizia, ma tutto si era risolto in buone parole. Gli anni '50, dunque, sono un decennio di attesa, i poeti classici afroamericani già citati si affacciano a una notorietà che va oltre i confini della comunità nera, con il risultato, spesso, di renderli estranei alla medesima, accedono anche a cariche universitarie, ma non sembrano la punta dell'iceberg di un movimento generalizzato di emancipazione, ma solo dei casi isolati. La raffinatezza stilistica di certe soluzioni li allontanano sempre di più dalla comunità di appartenenza, ma bisogna considerare pure che erano tempi di giganti della poesia statunitense: Wallace Stevens, Marianne Moore. La voce dei pochi poeti e poete laureati neri si perde.

Con gli anni '60 comincia a cambiare tutto. Nasce una nuova generazione di leaders, celeberrimi, ma vorrei ricordare anche quelli forse meno noti oggi (non allora) come Angela Davis, Stokely Carmaichael, Rap Brown. Insieme a loro una nuova generazione di poeti e narratori, che a volte sono anche leader politici. E poi Amira Baraka (al secolo Leroy Jones), James Baldwin, nero, comunista e omosessuale, omologo al maschile di Audre Lorde. Fu questa generazione a travolgere le barriere razziali che oggi stanno ritornando nonostante il presidente nero; ma, ancor più, fu la generazione che diede ai neri statunitensi il senso della loro autonomia culturale, non più confinata alla sola musica, ma autorevole in ogni campo del sapere e ben presente sulla scena politica. Due premi Nobel che sarebbero venuti molti anni dopo, prima Toni Morrison e poi Derek Walcott, caraibico, ma docente nelle università americane, sarebbero impensabili senza questa generazione.

Angela Davis

Audre Lord ne fa parte con una propria specificità ben visibile e netta. Esordisce nel 1968, un anno veramente topico anche per gli Usa e non solo per l'Europa. Le lotte per i diritti civili dei neri sono in pieno sviluppo, Martin Luther King viene ucciso proprio quell'anno e le manifestazioni in tutti gli States fanno traballare l'amministrazione Johnson.

A woman speaks

moon marked and touched by sun

my magic is unwritten

but when the sea turns back

it will leave my shape behind.

i seek no favor

untouched by blood

unrelenting as the curse of love

permanet as my errors

or my pride

I do not mix

love with pity...

Luna segnata toccata dal sole

il mio incan to non è scritto

ma quando il mare si ritira

la mia forma lascerà dietro di sé.

Non cerco favori

incontaminata dal sangue

implacabile come la maledizione d'amore

permanente come i miei errori

o il mio orgoglio

non mescolo amore e pietà

 


La scelta femminista e poi lesbica allarga l'orizzonte della sua poesia e ne trasforma ulteriormente lo stile. Il verso libero è una costante del suo dettato poetico ed è conforme alle sonorità del blues e ai cambi di ritmo e registro del jazz, ma la narratività aspra si arricchisce di richiami storici, affonda nelle radici africane, ma anche le rifiuta perchè le avverte legate a un passato che non può tornare: siamo lontanissimi dal mito del ritorno.

 

I do not dwell

within my birth nor my divinities

who am ageless and half-grown

and still seeking

my sisters

witches in Dahomey

wear me inside their coiled cloths

as our mother did

mourning.

I have been woman

for a long time

beware my smile

I am treacherous with old magic

and the noon's new fury

with all your wide futures

promised

I am

woman

and not white.

 

Non dimoro nel recinto della mia nascita

neppure in quello delle mie divinità.

Sono senza età e mezza cresciuta

sto ancora cercando

che le mie sorelle

streghe del Dahomey

m'indossino nei loro abiti avvolgenti

come fece nostra madre

lamentandosi.

Sono una donna

da molto tempo

stai attento al mio sorriso

sono infida verso il vecchio incanto

sono la nuova furia a mezzodì

con tutti i tuoi vasti futuri promessi

Io sono

donna

e non bianca.

Sono una donna e non bianca

In queste poche parole c'è molto di Audre Lord.

Now

Woman power

is

Black power

is

Human power

is

alwasy feeling

my heart beats

as my eyes open

as my hands move

as my mouth speaks

I am

are you

Ready

 

E adesso potere Donna

è

potere Nero

è

potere Umano

è

sempre empatia

il mio cuore batte

come i miei occhi aperti

come si muovono le mie mani

come la mia bocca parla

Sono io

sei tu

Pronti.

 

Quella di Audre Lord è una poesia forte e popolare, più colta di quanto non appaia a prima vista, ma che sa arrivare al cuore del lettore scegliendo la via diritta del coinvolgimento emotivo.

Questo è solo un primo approccio alla sua complessa personalità anche perché essa non si esaurisce nell'opera poetica. Gli scritti politici della poeta afroamericana sono altrettanto importanti e meritano uno studio attento. Ci ritorneremo come rivista, sperando di dare così anche un contributo alla conoscenza di un'autrice che può dire molto anche a noi. In Italia la sua opera è ancora poco conosciuta nonostante le meritorie iniziative della Libreria delle donne e di altre associazioni femministe e gruppi lesbici, di cui trovate i riferimenti nella nota.2