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Tardo capitalismo e globalizzazione. Frederic Jameson e il postmodernismo - pag. 3 PDF Stampa E-mail
Aree tematiche - Dopo il diluvio: discorsi su letteratura e arti
Venerdì 01 Gennaio 2010 00:00
Indice
Tardo capitalismo e globalizzazione. Frederic Jameson e il postmodernismo
Elaborazioni secondarie
Media e mercato
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Sull’identificazione tra media e mercato Jameson scrive le pagine più significative. I prodotti venduti sul mercato, afferma l’autore, sono diventati il vero contenuto dell’immagine mediatica, tanto che, per così dire, in entrambi i campi sembra mantenersi lo stesso referente: “… Oggi i prodotti si diffondono, per così dire, in tutto lo spazio e il tempo dei settori dell’intrattenimento (o addirittura dell’informazione), come parte di quel contenu¬to, al punto che in alcuni casi ben pubblicizzati (specialmente nella serie Dynasty) talvolta non è chiaro quando finisce il segmento narrativo e co¬mincia la pubblicità (dal momento che gli stessi attori compaiono anche nel messaggio pubblicitario).”

I prodotti inoltre formano una sorta di gerarchia al cui vertice sta non tanto il prodotto in sé quanto le nuove tecnologie dell’informazione e l’informatica stessa che caratterizzano la terza fase del capitalismo. In questo senso, afferma l’autore, occorre: “… postulare un altro tipo di consumo: il con¬sumo dello stesso processo di consumo, al di là del contenuto e dei pro¬dotti commerciali immediati. E’ necessario parlare di una sorta di bonus tecnologico del piacere offerto dalle nuove macchine e, per così dire, simbolicamente rimesso in atto e divorato a livello rituale a ogni seduta del consumo mediatico ufficiale.”

Nella graduale scomparsa del mercato come luogo fisico e nella tendenziale identificazione della merce con la sua immagine (con il marchio o il logo) si compie un’intima simbiosi tra il merca¬to e i media. I confini si superano (in maniera profondamente tipica del postmoderno) e al posto della vecchia separazione tra cosa e concetto (o per meglio dire tra economia e cultura, base e sovrastruttura) prende progressivamente piede una indifferenziazione dei livelli. Si tratta di una circostanza molto diversa, afferma Jameson, dalla situa¬zione storicamente precedente (vissuta dalla generazione nata negli anni quaranta e cinquanta) nella quale a una serie di segnali informativi (notizie di cronaca, pagine culturali, articoli) si aggiungeva una postilla che pubblicizzava un prodotto commerciale irrelato. Oggi invece non sono i prodotti commerciali del mercato a diventare immagini nella pubblicità, ma, al contrario, sono gli stessi processi narrativi e di intrattenimento della televisione commerciale che a loro volta si reificano e si trasformano in altrettante merci: si va dal serial a episodi, con i suoi segmenti temporali e le sue interruzioni ‘dal carattere formulaico e rigido’, a ciò che le riprese della telecamera fanno allo spazio, al racconto, ai personaggi e alla moda. L’euforia retorica del postmodernismo che accompagna poi il consumo mediatico del consumo fa sì che i prodotti formino una specie di gerarchia “…il cui apice è situato precisamente nella tecnologia della riproduzione, che si estende ormai ben oltre il classico televisore ed è arrivata in generale a incarnare la tecnologia dell'informazione e l'informatica della terza fase del capitalismo”. La celebrazione dei processi di informatizzazione avanzata contribuisce del resto alla diffusione dell’idea della fine delle classi sociali, così come era avvenuto con la presenza del televisore nella case degli operai.

L’immagine che si fa realtà, i contenuti stessi dei media ormai mutati in merci, costituiscono dunque il nucleo concettuale dell’analisi di Jameson: “… penso che vada teorizzata una profonda trasformazione della sfera pubblica: la nascita de1 nuovo ambito della realtà dell’immagine, che è al contempo immaginario (narrativo) e reale (anche i personaggi dei serial sono intesi come vere star dotate di un "nome" e di storie esterne che si possono leggere). Come la vecchia e classica "sfera della cultura", tale ambito diviene ormai semiautonomo e sta sospeso al di sopra della realtà, però con una fondamentale differenza storica; nel periodo classico la realtà persisteva indipendentemente da quella "sfera culturale" sentimentale e romantica, mentre adesso sembra avere perduto quel modo di esistere separato. Oggi la cultura ha un tale impatto sulla realtà al punto che rende problematica qualunque forma indipendente o, per così dire, non o extraculturale (in virtù di una specie di principio di Heisenberg della cultura di massa che si frappone tra l’occhio e la cosa in sé). E alla fine i teorici uniscono le loro voci nella nuova doxa, secondo cui il "referente” non esiste più.”.