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Dopo il diluvio: discorsi su letteratura e arti
Il precario e la poesia, Giacomo Leopardi alle dipendenze dell’azienda libraria A. F. Stella e figli PDF Stampa E-mail
Aree tematiche - Dopo il diluvio: discorsi su letteratura e arti
Venerdì 11 Gennaio 2013 09:52

di Paolo Rabissi

Tra l'estate del 1825 e l'autunno del 1828 Leopardi, a Milano prima e a Bologna poi, traduce classici latini e greci, commenta e antologizza classici italiani, corregge bozze, tiene corrispondenza con studiosi, cura annunci pubblicitari. Ha un contratto sulla fiducia ma guadagna abbastanza per mantenersi libero dalla famiglia e da Recanati.

Between the summer of 1825 and the Autumn of 1828, Leopardi, at first in Milan, later on in Bologna, translates Greek and Latin classics; furthermore, he comments and edits anthologies of Italian classics, is in correspondence with many scholars and edits advertisements. He has a contract based on trust, but he earns enough money to get free form his family and Recanati.

Zwischen dem Sommer des Jahres 1825 und dem Herbst des Jahres 1828 übersetzt Leopardi, zuerst in Mailand und dann in Bologna, lateinische und griechische Klassiker, erläutert und anthologisiert italienische Klassiker, korrigiert Entwürfe, unterhält Korrespondenz mit Gelehrten und gibt Werbeanzeigen heraus. Er hat einen Vertrauensvertrag, verdient jedoch genug, um unabhängig von der Familie und Recanati für seinen Unterhalt zu sorgen.

Milano. Un nobile spiantato.

Nobile spiantato com’era, dato che né mamma Adelaide né papà Monaldo era disposti a investire denaro su di lui e sulle sue competenze letterarie, Leopardi aveva solo un’opzione davanti a sé: trovarsi un lavoro (scandalizzando la famiglia nobile) col quale sfuggire alla morte per asfissia in Recanati e mantenersi (provvedersi, diceva lui). Labiblioteca_di_babele_escher meta, già ai suoi tempi, era obbligata: Milano. A Milano c’era l’azienda libraria di Antonio Fortunato Stella, dove sia Giacomo che Monaldo si rifornivano di libri. Quando Leopardi, proveniente da una sosta felice d’incontri a Bologna, scende in contrada S. Margherita a Milano, la contrada dei librai milanesi, dove anche Antonio Fortunato Stella ha casa e bottega, siamo nel luglio del 1825.

Nel contesto di uno sviluppo ancora artigianale, l'azienda di Stella è una delle più accorte e floride.

Personalmente Antonio Fortunato Stella si presenta come mercante di libri ma ha l'anima dell'organizzatore culturale; non gli manca una certa educazione letteraria per cui non ha timori reverenziali coi letterati; ha fama di duro e di spilorcio: molti si lamentano per lavori non pagati; e come tutti i librai-editori è sempre lui a decidere cosa si deve pubblicare, guidato dal suo fiuto ma anche dalla sua sensibilità. Sfrutta oculatamente il sistema delle associazioni, per il quale si procede alla stampa di un'opera annunciata solo se vengono, preventivamente, assicurate sottoscrizioni sufficienti a coprire le spese e garantire un certo profitto. Impiega una certa quantità di denaro in pubblicità. Si accapiglia con gli altri librai-editori per difendere la priorità d'una iniziativa editoriale perché, mancando una convenzione sul diritto di stampa e d'autore, finisce spesso che sul mercato compaiono edizioni pirata e simultanee della stessa opera, soprattutto se si tratta di un genere che tira.

Pubblica raccolte di classici latini e greci e naturalmente italiani; è presente sul mercato con una «biblioteca amena ed istruttiva per le donne gentili» impostata con criteri di lusso, nella quale riesce ad impegnare letterati di alta reputazione come Francesco Ambrosoli, Antonio Cesari, Niccolò Tommaseo e poi anche Leopardi; impresa fortunata quella e forse uno dei primi esempi di collana caratterizzata dal pubblico destinatario. Pubblica un giornale, «II Nuovo Ricoglitore».

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Scritture antipatiche 2. Agota Kristof e Alice Ceresa esiliate nelle lingue PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Luglio 2012 00:00

di Adriana Perrotta Rabissi

La scrittura delle opere di Alice Ceresa e Agota Kristof non sono per nulla compiacenti e accattivanti nei confronti del pubblico, pertanto riscuotono vivo successo e riconoscimento solo dalla critica e dalle fortunate/i che si imbattono in loro. L’abbandono della lingua materna da parte di entrambe per necessità di vita fa vivere a loro la condizione di esiliate.

The writing of  Alice Ceresa's and Agota Kristoff's novels is not in any way friendly toward the audience; thus their success is only due  to the critics and the lucky readers that  get in touch with them. Leaving off their mother tongue for need makes both of them live as exiles.

Die Schriftstücke der Werke von Alice Ceresa e Agota Kristof sind nicht gefällig und gewinnend gegenüber dem Publikum, deshalb ernten sie nur Bewunderung und Erfolg durch die Kritik und von den glücklichen Leuten, die sie erfanden. Das Verlassen der Muttersprache wegen Not, macht  macht sie zu Verbannten.

All’inizio, non c’era che una sola lingua. Gli oggetti, le cose, i sentimenti, i colori, i sogni, le lettere, i libri, i giornali erano quella lingua (Agota Kristof, L’analfabeta. Racconto autobiografico).

Mi è dunque successo di nascere, per così dire, già emigrata (Alice Ceresa, Overleft, novembre 2011).

Ho intitolato l’articolo Scritture antipatiche 2 per collegarmi a un mio precedente articolo, pubblicato su “Overleft” nel novembre del 2011, dal titolo Le bambine di Alice Ceresa, articolo al quale si sarebbe adattato bene il titolo Scritture antipatiche 1: è in quell’occasione infatti che ho utilizzato l’espressione per la prima volta, riferendola alla scrittura di Ceresa, quando osservavo che ero rimasta affascinata dalla raffinatezza di quella scrittura antipatica, un po’ respingente.

Questa caratteristica credo che spieghi lo scarso successo sia delle opere di Ceresa che di Agota Kristof in Italia, in netto contrasto con la notevole stima da parte di critica e di pubblico all’estero.

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Due libri tedeschi: il romanzo 'Penombra' di Uwe Timm e, di Jürgen Schreiber, la biografia di Monika Ertl 'La ragazza che vendicò Che Guevara. Storia di Monika Ertl' PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Luglio 2012 00:00

di Franco Romanò

Dalle opere di Uwe Timm e Jürgen Schreiber, pur diverse fra di loro emerge tutta la complessità e la tragicità della storia tedesca ed europea del ‘900. Sullo sfondo della grande storia agiscono e muoiono personaggi estremi, degni di una tragedia greca.

In the books written by Uwe Timm and Jürgen Schreiber, although very different, rises the complexity and the tragedy of the German and european  history of the Twentieth Century. On the background of the great history, border line characters act and die, as in an ancient greek tragedy.
Penombra, Uwe Timm - Mondadori, 2011

Di Uwe Timm lessi L'amico e lo straniero, dedicato alla prima vittima degli scontri sociali degli anni '60 e '70 in Germania: lo studente universitario Benno Ohnesorg, ucciso dalla polizia durante una manifestazione a Berlino in occasione della visita dello scià di Persia Reza Pahlevi.Sono due libri assai diversi, ma accomunati dall'essere profondamente radicati nella storia tedesca. Il primo è un romanzo - Penombra - l'ultimo di Uwe Timm pubblicato in Italia da Mondadori. Il secondo è la biografia di Monika Ertl, ricostruita con pazienza certosina da Jürgen Schreiber, nel libro dal titolo La ragazza che vendicò Che Guevara. Storia di Monika Ertl, Nutrimenti editore.

Mi colpì la struttura ad affresco. La vita di Benno, spezzata dalla pistola di un agente, veniva ricostruita con le parole degli altri studenti alla Freie Universität e in questo modo la memoria di lui s'intrecciava alla storia di quegli anni.

Ancora di più, la storia ritorna prepotentemente in Penombra, la storia tedesca fino alla caduta del muro; ma per quello che la Germania è stata per l'Europa intera, nel bene e nel male, è evidente che riguarda tutti.

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La poesia dopo il diluvio. Molte domande, quasi nessuna risposta PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Luglio 2012 00:00

di Paolo Rabissi

Analisi critica su alcuni aspetti della poesia contemporanea.

A critical analysis of some aspects of Italian contemporary poetry.

Kritische Analyse über einige Aspekte der italienischen zeitgenössischen Lyrik.

1) Molte domande

Dice Franco Romanò, parafrasando Jameson, che in fondo quello che noi nelle pagine di Overleft abbiamo indicato col termine di diluvio – riferendoci alla produzione poetica e letteraria dagli anni sessanta ad oggi - è anch'esso un'utopia che non si realizza mai del tutto. In che senso possiamo usare questa espressione così paradossale per quel fenomeno cui assistiamo ormai da più decenni e al quale siamo legati in mille modi e che, per quanto ci riguarda, consiste nella proliferazione di scritture (mi riferisco essenzialmente alla poesia) che non possiamo non definire poetiche ma che tuttavia sembrano trovare consistenza unicamente nel proprio individuale e unico percorso di talento più o meno grande?

La parola diluvio sembra rimandare a una quantità indefinibile ma nel nostro caso ciò è vero fino a un certo punto: non manca chi fa i conti, da essi risultano cifre che dovrebbero impressionarci ma, a dirla tutta, che ci siano uno o due o più milioni di persone che oggi scrivono poesia o altro non è che interessi molto, anche se dal punto di vista sociologico cose interessanti da dire ce ne sarebbero (basti qui richiamare la scolarizzazione di massa avvenuta a partire dagli anni sessanta con l'introduzione della scuola media obbligatoria per indicare una delle cause dell'avvicinamento alla cultura di fasce consistenti della popolazione).

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Wallace Stevens: ovvero... l'elegante discreto. PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Franco Romanò

Wallace Stevens è diventato negli ultimi decenni, un poeta sempre più letto e ammirato in tutto il mondo. In Italia, meno celebre di Pound ed Eliot, sì è conquistato un pubblico sempre più numeroso. Secondo Frederick Jameson Wallace Stevens Stevens è l'ultimo dei classici.

La fortuna di Wallace Stevens è cresciuta lentamente nel tempo. Schivo e aristocratico, egli mantenne sempre rapporti cordiali ma distaccati con l'ambiente letterario e tale atteggiamento, in una società sovraesposta come quella statunitense, dove tutto tende a diventare spettacolo, fa di lui un raro esempio di mimetismo, seppure non così estremo come nel caso dei suoi contemporanei Salinger e Marianne Moore, con la quale peraltro il poeta di Hartford intrattenne un lungo e interessante epistolario, rimasto per lungo tempo sconosciuto. Quanto alla sua notorietà in Italia, dobbiamo considerare che vi è stato un asse privilegiato di lettura della poesia anglo-americana nel nostro paese, intorno alla coppia Eliot-Pound.

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Che ritmo può avere un sogno. Una lettura dai “Canti orfici” di Dino Campana: Viaggio a Montevideo. PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

Dino Campanadi Paolo Rabissi

Figlio del Novecento, Campana vive il dualismo esistenziale più drammatico, quello tra follia e poesia, tra follia e vita.
La poesia di Campana è quanto di meglio egli è stato in grado di strappare ai disturbi di natura psicotica ai quali finì con l'arrendersi trascorrendo oltre quattordici anni in manicomio. Qui Campana, sottratto e sottrattosi a ogni vita di relazione, venne 'punito' per la sua follia con l'elettroshock (al tempo non era usato come terapia) finché anche all'autismo lo strappò la morte. I Canti orfici, usciti nel 1914 poco tempo prima di essere internato, sono stati letteralmente strappati alle crisi di follia distruttiva con un'operazione costata all'autore un evidente sforzo drammatico. L'impeto distruttivo Campana riuscì a vincerlo dando orecchio alla sua vocazione. Tutte le sue energie vitali Campana dovette concentrarle nello sforzo di dare al suo verso la forma e il ritmo che gli spettava.

Figlio del Novecento, Campana vive il dualismo esistenziale più drammatico, quello tra follia e poesia, tra follia e vita. La poesia di Campana è quanto di meglio egli è stato in grado di strappare ai disturbi di natura psicotica ai quali finì con l'arrendersi trascorrendo oltre quattordici anni in manicomio. Qui, sottratto e sottrattosi a ogni vita di relazione, venne 'punito' per la sua follia con l'elettroshock (al tempo non era usato come terapia) finché anche all'autismo lo strappò la morte. I Canti orfici, usciti nel 1914, qualche anno prima di essere internato (1918), sono stati letteralmente strappati alle crisi di follia distruttiva con un'operazione costata all'autore un evidente sforzo drammatico.

L'impeto distruttivo Campana riuscì a vincerlo dando orecchio alla sua vocazione. Tutte le sue energie vitali Campana le concentrò nello sforzo di dare al suo verso la forma e il ritmo che gli spettava. Che ritmo può avere un sogno? In ‘Viaggio a Montevideo’ è quello che può avere una nave  che ‘batte la tenebra’ sull’oceano e in inquieti mari notturni. In questa poesia, ma forse è lecito dirlo per tutta l’opera poetica di Campana, tutto sembra organizzato per dimostrare al lettore che quel viaggio è stato un sogno.

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Ipernarrazioni e contaminazione di generi in poesia PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 26 Gennaio 2011 00:00

di Paolo Borzi

Il saggio di Borzi ripercorre gli snodi salienti nella poesia italiana del secondo  ´900, proponendo suggestioni e importanti proposte di superamento della antinomia avanguardia-tradizione. Pur manifestando un certo scetticismo per la possibilità di una terza via, in realtà il saggio la intravede nella possibilità originale di coniugare i metri tradizionali della poesia popolare italiana con la tensione poematica e il gusto tipicamente moderno del pastiche. Sullo sfondo le riflessioni di Gramsci e Pasolini sul folklore e altro.

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Narrativa e industria culturale nel secondo dopoguerra PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Maggio 2010 00:00

di Franco Romanò

Nella letteratura italiana del secondo dopoguerra precipitano tutte le contraddizioni dal diffondersi dell’industria culturale e dei mass media. In questa seconda parte del saggio viene data maggiore importanza alla narrativa, alle sue poetiche, dal neorealismo ai nostri giorni. Nonostante il romanzo venga dato da tempo per morto, si assiste piuttosto a una polarizzazione che lo trasforma in genere di puro intrattenimento, mentre nascono narrazioni collettive ed esperienze che si collocano sul crinale fra narrazione e testimonianza civile.

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Tardo capitalismo e globalizzazione. Frederic Jameson e il postmodernismo PDF Stampa E-mail
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Venerdì 01 Gennaio 2010 00:00
di Paolo Rabissi


La postmodernità, afferma Jameson, non è altro che l’attuale fase storica del capitalismo, la terza, quella della globalizzazione. Quali le forme culturali e le strutture di questa fase? La logica culturale egemone è organizzata intorno ai due unici soggetti visibili, il mercato e i media. Con questa caratteristica fondamentale: che il mercato come luogo fisico tende gradualmente a scomparire a favore di una intima simbiosi tra mercato e media di cui è segno decisivo la tendenziale identificazione della merce con la sua immagine (cioè con il marchio o il logo). Caratteristica ulteriore è l’integrazione della produzione estetica nella produzione di merci in generale: la frenetica necessità di produrre assegna all’innovazione e alla sperimentazione estetiche una funzione sempre più essenziale. Jameson individua tre categorie estetiche che caratterizzano il postmoderno: la scomparsa della profondità, la scomparsa della storicità, la scomparsa dello stile individuale a favore dei gruppi.

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Una panoramica sulla poesia a Berlino e in Germania PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Luglio 2012 00:00

di Alessandra Pugliese

Una panoramica sulla poesia a Berlino e in Germania

An overview of the poetry in Berlin and  Germany

Ein Überblick  der Poesie aus Berlin und Deutschland

Sembrano essere anni favorevoli per la poesia in Germania, tanto che il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha dedicato un articolo, l’ otto giugno 2011, alla rinascita di una nuova fase poetica nel paese, celebrando un vero è proprio boom poetico ed esaltando la vivacità e la versatilità delle voci poetiche attuali. Soprattutto a Berlino si è venuta a creare una scena poetica stabile che fa parlare di sé. Accanto a nomi diventati importanti quali Durs Grünbein, Lutz Seiler, Elke Erb, Michael Lentz, se ne fanno strada molti altri come Ann Cotten, Steffen Popp, Marion Poschmann, Daniel Falb, Jan Wagner, Uljana Wolf, Nico Bleutge. La lista della nuova generazione di poeti è lunga, ma la maggior parte di loro hanno un comune denominatore, ossia quello di operare in una città “in movimento”: Berlino.

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Di corpi, di versi: l’affollata solitudine di PierPaolo Pasolini PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Luglio 2012 00:00

di Paolo Rabissi (*)

La parabola della vita e del verso di P.P.Pasolini dentro la solitudine.

The parable of P:P.Pasolini's life and verse  inside his loneliness.

Die Parabel des Lebens und des Verses in der Einsamkeit von P.P. Pasolini.

Ginnasio-Liceo Alessandro Manzoni di Milano. L’anno il 1957, o il ’58.

Venivo dalla provincia. Mi sembrò una buona idea quella di entrare un giorno in classe con Ragazzi di vita in mano. Non avevo nell’animo nessuna volontà di provocare un bel nulla, mi sembrava che potesse essere un viatico buono per essere accolto tra i miei coetanei, tutti figli della borghesia buona milanese. La futura classe dirigente, ripeteva il preside. In mezzo alla quale ero straniero per troppi aspetti. Cercavo accoglienza, tra i compagni di classe di Milano. Non era forse la grande e moderna Milano, la città dove le cose succedevano, la città sempre in anticipo sui tempi? E non era forse quella la scuola dove ci si educava alle umane letture? ‘Ah, il romanzo di quel culo…’, mi risposero ghignando in due o tre, un po’ goliardi ma di radici ben interrate, proprio quelle che non avevo io.‘Quel culo’, con i suoi borgatari, da lui percepiti e descritti come sradicati millenari, parlava in qualche modo a me ma non a loro. Pensai a Pasolini uomo forse per la prima volta, fin lì per me era solo l’autore di un breve romanzo che amavo. Pensai per la prima volta alla sua solitudine e ripensai alla mia, alla difficoltà di essere accolto, come profondamente desideravo.

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Il mondo in una stanza. La poesia di Marianne Moore. PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Laura Cantelmo

Schiva e poco propensa alle esibizioni pubbliche, sapeva tuttavia essere ironica e molto disponibile verso chi si rivolgesse a lei per un consiglio, come avvenne ad Allen Ginsberg e ad altri poeti, tra cui Wallace Stevens,  con i quali intrattenne un fitto epistolario La sua unica raccolta è intitolata semplicemente Poesie.

Poetessa statunitense vissuta nella prima metà del XX secolo, vicina al Modernismo di Eliot e Pound. Nella sua poesia estremamente originale e fuori dagli schemi, sia come tematiche che come versificazione, si trovano animali rari ed esotici, maschere di una personalità dalla grande sensibilità etica, legata alla religione presbiteriana.Schiva e poco propensa alle esibizioni pubbliche, sapeva tuttavia essere ironica e molto disponibile verso chi si rivolgesse a lei per un consiglio, come avvenne ad Allen Ginsberg e ad altri poeti, tra cui Wallace Stevens, con i quali intrattenne un fitto epistolario La sua unica raccolta è intitolata semplicemente Poesie.

Mi piace immaginare Marianne Moore ancora tra noi, nel suo appartamento di New York invaso dai libri, affacciato su una  strada alberata, vicino al ponte di Brooklyn. L’appartamento un po’ buio è in Cumberland Road, a pochi passi  da una drogheria  e da una chiesa presbiteriana. Questo lo scenario in cui si svolse nel 1960  l’intervista  per “The Paris Review” (1). che ci restituisce  un ritratto vivido e indimenticabile, da cui Marianne, uno dei monumenti della poesia del ‘900 statunitense, emerge nella semplicità, nella banalità, si può dire, dell’esistenza quotidiana, ma anche nell’intelligenza, nell’ironia, nell’assoluta naturalezza dell’eloquio.

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Scritture antipatiche 1.Le bambine di Alice Ceresa PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

di Adriana Perrotta Rabissi

Alice Ceresa, scrittrice eccentrica sia per vita che per scrittura, in un suo romanzo dal titolo Bambine analizza in modo lucido e ironico i ruoli, nella loro codificazione istituzionale, interni alla famiglia, svelandone la natura di gabbia immobilizzante e, alla lunga, distruttiva per adulti e bambini.
In questo articolo si dà un breve resoconto della sua passione per la scrittura e inoltre una lettura del romanzo in questione.

Alice Ceresa, scrittrice eccentrica sia per vita che per scrittura, in un suo romanzo dal titolo Bambine analizza in modo lucido e ironico i ruoli, nella loro codificazione istituzionale, interni alla famiglia, svelandone la natura di gabbiaAlice Ceresa immobilizzante e, alla lunga, distruttiva per adulti e bambini. In questo articolo si dà un breve resoconto della sua passione per la scrittura e inoltre una lettura del romanzo in questione.

Virginia Woolf nel saggio Una stanza tutta per sé affronta il tema del rapporto tra donne e  letteratura analizzando le opere di alcune autrici inglesi. La conclusione del saggio, costituito dal testo di due conferenze, la conosciamo: è necessaria prima di tutto l’autonomia economica (una rendita anche minima, e una stanza con serratura e relativa chiave, così che possa essere chiusa dall’interno) “per raggiungere quella libertà intellettuale dalla quale nascono le grandi opere”.

Solo con l’autonomia economica, dunque, si potrà disporre dell’indipendenza di giudizio che, insieme alle capacità e sensibilità necessarie a qualunque artista, donna o uomo che sia, permette ad una mente umana di “consumare tutti gli ostacoli” fino al loro dissolvimento, per divenire "incandescente".

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Il senso post-moderno dell’ossimoro leopardiano. "La Ginestra o il fiore del deserto". PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Novembre 2011 00:00

Giacomo Leopardidi Paolo Rabissi

L’ossimoro leopardiano, presente nella poesia giovanile ‘L’infinito’ come in ‘La ginestra o il fiore del deserto’ uno degli ultimi Canti (privilegiato nell'analisi che segue), segnala la multidirezionalità dello sguardo del poeta in opposizione allo sguardo unidirezionale della modernità, propone un territorio di frontiera nel quale si realizza la compresenza di due aree di significati fortemente connotate l’una in direzione della sofferenza, della distruzione, della morte, l’altra nel senso della consolazione, della socievole propositività, della vita fiera e nobile e infine dell’amore. In questo territorio il nulla e la poesia intrecciano i loro fili in una trama nella quale è possibile cogliere l’intero disegno poetico dell’opera di Giacomo Leopardi e la parte più consistente della sua asistematica riflessione che lo colloca tra i più grandi pensatori del XIX secolo. Qualche tempo prima del diluvio, dunque.

Il titolo La ginestra o il fiore del deserto, uno degli ultimi canti composti da Leopardi a Torre del Greco nel 1836, è accompagnato da un sottotitolo costituito da un versetto del Vangelo di Giovanni : E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce, che è un richiamo polemico nei confronti degli spiritualisti: è secondario rilevarlo qui, tuttavia in esso l’opposizione ossimorica tenebre-luce non passa inosservata. Di ben altra visibilità gode però nel titolo l’opposizione della coppia fiore-deserto.

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Il destino, la violenza e la natura in Cormac McCarthy. Contrappunto con il mito dell'Ovest americano PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Maggio 2010 00:00

di Adriano Voltolin

La narrativa di McCarthy come contro canto o contrappunto all’epopea del west rappresentata nel cinema statunitense. Dagli esordi fino ai più recenti romanzi l’opera dello scrittore viene ripercorsa e analizzata da due punti di vista salienti: il rapporto con la natura e la violenza.

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Diluvi e derive PDF Stampa E-mail
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Venerdì 01 Gennaio 2010 00:00

di Franco Romanò

Lo spartiacque indicato da Jameson e ripreso puntualmente da Paolo Rabissi nel suo saggio, vale anche per l’Italia, seppure con qualche spostamento di date e ulteriori riflessioni. Partendo dalle tesi di Jameson e considerandole in questo contesto soltanto per quanto riguarda il mondo della cultura e delle arti, mi sembra si possano delineare, nello scenario italiano del secondo dopoguerra, alcuni punti di snodo.

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Un libro di Bellocchio PDF Stampa E-mail
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Venerdì 01 Gennaio 2010 00:00

di Luca Lenzini

L’intervento che segue compare per concessione della rivista IL PONTE  rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei e dello stesso Luca Lenzini autore del saggio nel numero di aprile 2009.

1. Ventiquattro anni sono passati da quando, nel 1984, «Quader­ni Piacentini» cessò le pubblicazioni, quaranta dal momento della sua maggiore diffusione, quel Sessantotto di cui è testé ricorso il macabro anniversario. E quali anni: tali da cambiare lo scenario (so­ciale, culturale, economico) cosi in profondità, nel nostro paese come altrove, al punto che non solo le persone ma tutto un insieme di categorie, nozioni acquisite, schemi e elaborazioni di ordine intel­lettuale sembrano ormai non tanto invecchiati quanto irriconoscibi­li, come quei convitati alla matinée dei Guermantes di cui parla l'ul­timo tornante della Recherche. Eppure, ancora oggi, se qualcuno no­mina Bellocchio non c'è scampo: subito scatta l'associazione con i «Quaderni Piacentini».

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